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Concia al vegetale: pelle e cuoio trattato in modo naturale

Concia al vegetale:  pelle e cuoio trattato in modo naturale

La Concia al vegetale

Tra tutti i vari tipi di concia, la concia al vegetale è ancora oggi la più classica. Tradizionale e riconoscibile è l’unica capace di impartire al cuoio proprietà inconfondibili.
La concia al vegetale è la più vicina alla condizione di natura, la più rispettosa dell’ecologia, la più idonea a coniugare comfort ed estetica, moda e tradizione, versatilità d’impiego e unicità del prodotto.
E’ proprio con questo metodo che noi di Old Angler lavoriamo le pelli per creare borse in pelle e accessori unici e lavorati a mano.

La pelle conciata al vegetale assorbe le tracce del nostro vissuto

Invecchia, ma non si rovina. Sono proprio i cambiamenti e le personalizzazioni che avvengono col tempo e con l’uso a testimoniare la naturalezza del prodotto.
Le colorazioni dei tannini conferiscono, col tempo, calde tonalità al pellame, che tendono a riaffiorare in superficie con l’uso, andandosi a personalizzare in modo del tutto unico e irriproducibile su ogni singolo utilizzatore.
Proprio come accade alla nostra pelle il prodotto tende a trasformarsi a seconda dell’utilizzo che ne viene fatto, a mostrare la sua parte migliore.
Scegliere un prodotto realizzato con questo pellame significa possedere un articolo che è l’espressione di una filosofia, di uno stile di vita, che è unico e irripetibile.

La concia vegetale nella storia

La concia al vegetale è un procedimento articolato e complesso che ha origini lontane. Questo metodo per trattare le pelli è più antico della storia stessa...

L’uomo preistorico e la concia vegetale

Le origini della concia vegetale risalgono infatti all’epoca preistorica quando l'essere umano imparava ad utilizzare e lavorare le pelli degli animali per trasformarle in indumenti e utensili. La concia al vegetale, come la maggior parte delle invenzioni dell’uomo preistorico, avvenne quasi per caso.
Il problema dell’utilizzo delle pelli degli animali era che, se non trattate, andavano velocemente in putrefazione…

Ma cosa accadeva se le pelli degli animale entravano in contatto con il legno?

Quasi per caso l’uomo preistorico si rese conto che se la pelli entravano in contatto con i fumi della legna ardente, o se venivano immerse in acqua con le foglie e i rami degli alberi il processo di decomposizione subiva un brusco rallentamento.
Questo avveniva, e avviene ancora oggi, perché i legni sono ad alto contenuto di tannini, così come i rami degli alberi e le foglie sono ricche di aldeidi.
Quasi sicuramente l’uomo preistorico non aveva compreso il processo chimico che alberga dietro la concia della pelle vegetale, ma aveva appreso che legno, fuoco e acqua erano elementi fondamentali per la lavorazione e la conservazione della pelle animale.
In più l’immersione prolungata delle pelli in acqua contenente pietre focaie rendeva molto più facile la separazione della pelle dal pelo dell’animale.

La concia vegetale nella storia antica

I primi documenti sulla lavorazione delle pelli ci giungono dalle popolazioni della mesopotamia.
Nel corso della storia antica quasi tutte le popolazioni con un certo grado organizzazione sociale iniziarono a vedere nei conciatori dei veri e propri professionisti del settore, iniziando a creare quelle che si possono definire le antenate delle moderne concerie.
I metodi di lavorazione della pelle delle popolazioni che videro l’alba della storia dell’umanità vennero messe a punto dagli antichi romani. Inserirono nelle loro città edifici atti proprio alla concia della pelle al vegetale. Con la caduta dell’impero romano d’occidente la grande cultura e gli studi dedicati alla concia della pelle subì una decisa frenata. Cosa che accadde in tutti gli ambiti socio-culturali.  

La concia vegetale nel medioevo

 Il medioevo è un’epoca veramente complessa, basti pensare che va dalla caduta dell’impero romano fino al XV secolo, si parla quindi di mille anni di storia.
Spesso si è portati a pensare al medioevo come un ‘epoca oscura dove la cultura spesso lascia spazio alle guerre alle pestilenze e alla paura.
Se è vero che l’alto medioevo corrisponde a un’epoca di regressione socio-culturale, lo stesso non si può affermare del basso medioevo che vede invece un continuo fiorire di arte, letteratura cultura e artigianato.
Non a caso infatti già a partire dal XII secolo in molte società medievali nascono delle vere e proprie corporazioni di artigiani dediti a far del loro mestiere una vera e propria arte.
A Firenze, patria di artisti e artigiani, si istituiscono infatti le Arti (arti intese come artigianato) : 7 arti maggiori e 14 minori, ognuna con il proprio statuto. 21 arti in tutto che erano il fulcro dell’economia della città del rinascimento. Tra queste troviamo proprio l’Arte de’ Cuoiai, dedita in primo luogo alla concia vegetale delle pelli.

La concia vegetale in epoca moderna

 Le pelli, nel corso della storia moderna restano importantissime per la realizzazione di accessori, e rivestimenti atti all’uso quotidiano, ma anche molto usati sui campi di battaglia. Fino alla metà del XIX secolo procedono e si affinano le tecniche di lavorazione della pelle che, come abbiamo visto, trovano origine in era preistorica.
Una svolta importante nella concia vegetale della pelle si ha nella metà del 1800, agli albori dell’industrializzazione quando viene introdotto il bottale.
Il bottale è un macchinario che, grazie alle sue dimensioni è capace di conciare grandi quantità di pelle e di accelerare i processi di concia vegetale nel rispetto della tradizione.

La concia vegetale oggi

Ed ecco cosa la concia vegetale è per Old Angler : un processo prodigioso basato sull’utilizzo di tannini naturali provenienti dagli alberi e sul lento scorrere del tempo.
Sono, infatti, circa 40 i giorni necessari per trasformare la pelle grezza in un materiale inimitabile.

Perché si chiama concia vegetale?

La b>concia della pelle al vegetale prevede l’utilizzo di materiali naturali di origine animale e vegetale.
Le pelli sono utilizzate sono in genere di origine bovina, ovina o caprina.
La definizione “al vegetale” riguarda il tipo di lavorazione delle pelli che, con questo tipo di concia, vengono trattate con prodotti vegetali, provenienti da alberi e piante, i cui tannini vanno a creare un’azione chimica che blocca il processo di decomposizione della pelle oltre a renderla impermeabile. 

Concia vegetale, rispetto per l’ambiente e gli animali

Esattamente come avveniva nell’antichità la concia della pelle al vegetale non prevede l’uccisione di animali. Le pelli usate infatti sono materiale proveniente dall’industria alimentare che se non venisse conciata sarebbe materiale di scarto.
I procedimenti che prevedono questo tipo di concia sono inoltre completamente naturali ed eco-sostenibili

Come funziona la concia al vegetale

Come abbiamo visto, il principio attivo che innesca la trasformazione del derma animale in un materiale compatto e resistente è il TANNINO.
Questa sostanza si trova più o meno concentrata in numerosi tipi di alberi e piante. Può essere presente sia nella scorza che nelle foglie, nel legno o anche nei frutti e nelle radici.
Sono i tannini a dare alla pelle conciata quella caratteristica di unicità che la rende così particolare. Così immediatamente distinguibile da altri tipi di conciature: lo stesso “profumo di cuoio” ad esempio è qualcosa di irripetibile, connotativo di una sensazione inconfondibile.
L’odore del cuoio al vegetale si combina efficacemente con l’odore del corpo e genera quella sensazione di naturalezza che ce lo fa scegliere tra tutti gli altri materiali. 

I tannini nella lavorazione della pelle

Nell’attuale pratica conciaria si utilizzano estratti tannici liquidi o in polvere.
Il più noto ed antico è l’estratto di castagno ottenuto dal tronco della pianta omonima.
Altrettanto diffuso nella concia al vegetale è l’estratto di Quebracho, un albero che vive prevalentemente in Argentina: dalla sua corteccia si ricava una polvere dal caratteristico colore rosso.
Tale polvere conferisce alle pelli un’ inconfondibile tonalità calda e brillante, oltre ad una maggiore consistenza utile a rendere il prodotto finale più resistente all’acqua e agli agenti atmosferici.